Join our Mailing List  
E-mail:


Language: English   German   Italian
| | | | | | |



The Origin of Consciousness in the
Breakdown of the Bicameral Mind

Italian Translation (Excerpt)

Il Crollo della Mente Bicamerale e L'origine della Coscienza

Julian Jaynes

(Traduzione di Libero Sosio, Adelphi, Italy, 1984)

Introduzione: Il Problema Della Coscienza

Mondo di visioni non vedute e di silenzi uditi è questa regione inconsistente della mente! E ineffabili essenze questi ricordi impalpabili, queste fantasticherie che nessuno può mostrare! E quanto privati, quanto intimi! Un teatro segreto fatto di monologhi senze parole e di consigli prevenienti, dimora invisibile di tutti gli umori, le meditazioni e i misteri, luogo infinito di delusioni e di scoperte. Un intero regno su cui ciascuno di noi regna solitario e recluso, contestando ciò che vuole, comandando ciò che può. Eremo occulto dove possiamo studiare fino in fondo il libro tormentato di ciò che abbiamo fatto e ancora possiamo fare. Un introcosmo che è più me di ciò che io posso trovare in uno specchio. Questa coscienza, che è il mio me stesso più segreto, che è ogni cosa eppure non è nulla di nulla, che cos'è?

E da dove venne?

E perché?

Poche domande sono persistite più a lungo o hanno avuto una storia più complessa di questa, del problema della coscienza e del suo posto in natura. Nonostante secoli di riflessioni e di esperimenti, di tentativi di conciliare due presunte entità chiamate mente e materia in un'epoca, soggetto e oggetto in un'altra, anima e corpo in altre ancora, nonostante le infinite disquisizioni sui flussi, gli stati o i contenuti della coscienza, gli sforzi per distinguere termini come intuizioni, dati sensoriali, il dato, le sensazioni brute, il sentito, presentazioni e rappresentazioni, le sensazioni, immagini e affezioni delle intro spezioni strutturalistiche, i dati empirici del positivista scientifico, i campi fenomenologici, le immagini di Hobbes, i fenomeni di Kant, le apparenze dell'idealista, gli elementi di Mach, i phanerà di Peirce o gli errori categoriali di Ryle, nonostante tutto questo, il problema della coscienza ancora persiste. Qualcosa in esso si ripresenta di continuo, resistendo a qualsiasi soluzione.

Quel che perdura è la differenza, la differenza fra ciò che gli altri vedono di noi e il senso che abbiamo del nostro sé interiore e dei sentimenti profondi che lo sostengono. La differenza fra il tu-e-io del mondo comportamentale condiviso e l'ubicazione non localizzabile delle cose pensate. Le nostre reflessioni e i nostri sogni, e le conversazioni immaginarie che abbiamo con gli altri, nelle quali, mai accessibili ad alcuno, noi scusiamo, difendiamo, proclamiamo le nostre speranze e i nostri rimpianti, i nostri futuri e i nostri passati, tutto questo fitto tessuto della futuri e i nostri passati, tutto questo fitto tessuto della fantasia è assolutamente diverso dalla realtà che si può manipolare, mettere qui o là, prendere a calci, la realtà con i suoi alberi, erbe, tavoli, oceani, mani, stelle, persino cervelli! Com'è posibile tutto ciò? Come possono, queste esistenze effimere della nostra esperienza solitaria, integrarsi nella disposizione ordinata della natura che in qualche modo circonda e sommerge questo nucleo di conoscenza?